sabato 21 marzo 2026

UNA PREVISIONE

 

Provo a fare una previsione, nella maniera il più oggettiva possibile.
Per punti.
1) Il bacino elettorale del SI è più ampio di quello del NO. Il centro destra, stando sia ai risultati delle ultime politiche ed europee che ai sondaggi ha più voti del centro sinistra e dello stesso campo largo.
2) La propensione a votare SI fra gli elettori del centro destra è superiore anche se di poco a quella a votare NO fra quelli del centro sinistra.
3) Azione di Calenda, Più Europa della Bonino hanno dato indicazione per il SI. Italia viva ha lasciato “libertà di scelta”. Una fetta considerevole di chi vota abitualmente per questi partiti dovrebbe, si presume, votare SI. Inoltre molte persone vicine al PD, o comunque di sinistra, si sono schierate per il SI. Potranno non incidere molto ma di certo si tratta di una frattura che non ha riscontro nel campo opposto.
4) Sulla carta il SI dovrebbe quindi vincere abbastanza bene, Resta però l’incognita dell’affluenza al voto e si tratta di una incognita forse decisiva. Se l’affluenza sarà bassa e se, cosa probabile, a restare a casa saranno in maggioranza gli elettori del centro destra il NO dovrebbe prevalere. Se invece l’affluenza sarà alta, a meno di sorprese abbastanza clamorose dovrebbe prevalere il SI.
5) Sarà alta o bassa l’affluenza? Io penso che dovrebbe essere abbastanza alta. Per due motivi:
in primo luogo il tema della giustizia è al centro del dibattito politico in Italia da circa 40 anni, è stato l’oggetto di mille polemiche, infiniti dibattiti. Credo che tutto questo possa rendere alta l’affluenza al voto.
In secondo luogo la propaganda violentissima del fronte del NO, con gli insulti a chi vota SI, l’equiparazione dei sostenitori del SI a mafiosi, corrotti o servi sciocchi degli stessi, le strilla contro il “fascismo alle porte” sembrano fatte apposta indurre molti pigri ad alzare le natiche e a recarsi alle urne.
Conclusione: il SI dovrebbe vincere.
Ci tengo a sottolinearlo: la mia è solo una previsione, posso sbagliare. In ogni elezione, più che mai in un referendum, le sorprese sono sempre possibili.
Tuttavia penso che il SI vincerà.
Ovviamente lo spero oltre che pensarlo, Io voto SI e invito tutte le amiche e tutti gli amici ad andare domani a votare SI.

venerdì 20 marzo 2026

GOEBBELS E IL NO

 

Joseph Goebbels era un criminale, ma anche un genio della propaganda. I suoi 11 principi sono davvero efficaci. In questa campagna elettorale sono stati seguiti con molto scrupolo da alcuni almeno dei propagandisti del n. Qui di seguito li enumero facendo seguire ognuno da un piccolo esempio di propaganda persuasiva messa in atto in questa orribile campagna elettorale.
Però Goebbels aveva un formidabile supporto per la sua propaganda: la violenza esercitata dalle SA prima e da tutto l’apparato repressivo dello stato totalitario nazista poi. Oggi non esiste nulla di simile, per fortuna, quindi le armi dei propagandisti sono in larga misura spuntate.
Domenica e lunedì vedremo se il popolo italiano è abbastanza maturo da rifiutare una propaganda che con il razionale dibattito democratico ha poco o nulla in comune.
1. Principio della semplificazione e del nemico unico
È necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
Giorgia meloni, la “nana pescivendola”
2. Principio del metodo del contagio
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
votano si i mafiosi, i collusi, gli indagati.
3. Principio della trasposizione
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
Prima spalancano le porte all’immigrazione clandestina, poi strillano che manca la sicurezza
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
Caso Del Mastro
5. Principio della volgarizzazione
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
Sono indagati e attaccano la magistratura
La Meloni non è laureata e pretende di riscrivere ciò che hanno stabilito i “padri costituenti”
6. Principio di orchestrazione
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
Vogliono mettere i magistrati al servizio dei politici corrotti
7. Principio del continuo rinnovamento
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
Votiamo NO contro la guerra, il caro benzina, la disoccupazione
8. Principio della verosimiglianza
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.
La Meloni vuole andare a Sanremo
9. Principio del silenziamento
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
Citate articoli della riforma che confermino ciò che voi dite… silenzio
10. Principio della trasfusione
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
Siete tutti ladri
11. Principio dell’unanimità
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.
Sondaggi taroccati o scelti e accostati fra loro in modo da dare una falsa sensazione di maggioranza.

mercoledì 18 marzo 2026

UNA CLASSIFICA

 

Così, un po’ sul serio, un po’ per gioco proviamo a fare la classifica dei leader del fronte del no.
Vediamo.
Il vero leader del fronte del “no”, il suo uomo di punta, non è un politico, è un magistrato in carica: il dottor Gratteri e questo la dice lunga sul contenuto della violentissima campagna elettorale dei nemici della riforma Nordio. Non mi stupirei se il dottor Gratteri fosse domani il leader dello schieramento di centro sinistra…
Altra punta di del fronte del “no” è Giuseppe Conte. Aggressivo, incurante di logica e verità, abilissimo nell’insultare, molto, molto meno nell’argomentare, ha condotto la campagna elettorale con in mente una idea fissa: diventare il leader dello schieramento di centro sinistra e proporsi di nuovo quale presidente del consiglio.
Vengono poi Bonelli e Fratoianni, il duo delle meraviglie. Sono stati i cuochi del mega minestrone. Ttttto va bene contro il SI: dal salario minimo alla guerra, dall’attacco alle forze dell’ordine alla difesa della legalità, dall’uso dell’immunità parlamentare per Ilaria Salis agli strilli contro la “casta”.
Solo nelle retrovie arriva Elly Schlein. Affannata, conscia che una parte del suo partito non è affatto contenta della deriva estremista che lei rappresenta. Preoccupata che qualcuno nel suo stesso partito vaglia rispedirla a casa.
Buon ultimo Matteo Renzi. Con incredibile faccia tosta è riuscito a non dire come voterà il 22 23 marzo. Il suo unico scopo: farsi accettare nel “campo largo”, a qualsiasi costo, anche al prezzo di contribuire alla bocciatura di una riforma che in fondo condivide. Un personaggio di infinito squallore, pronto a tutte le capriole pur di restare a galla.
Questi personaggi hanno un solo fine: bocciare la riforma Nordio per cercare di dare una spallata al governo, vincere le elezioni, possibilmente anticipate e governare il paese.
Vogliamo permettere o cercare di impedire che raggiungano il loro scopo?
Abbiamo davvero voglia di consegnare il paese a gente simile?
Basta fare la domanda per avere la risposta.
ANDIAMO A VOTARE E VOTIAMO SI

mercoledì 4 marzo 2026

UNA RISPOSTA

 

Uno dei pochissimi, forse l’unico argomento dei fautori del “no” che val la pena di prendere seriamente in considerazione suona, più o meno così:
Con la riforma i membri “laici” del CSM saranno estratti a sorte da una rosa votata dal parlamento. In questo modo avranno una forte colorazione politica. Quelli togati saranno invece estratti a sorte in maniera indifferenziata fra i magistrati. Avremo quindi dei “laici” politicamente qualificati contro dei togati non politicamente qualificati e questo porterà alla subordinazione della magistratura alla politica e al governo.
Cosa rispondere a un simile argomento?
1) I sostenitori del “no” continuano a confondere governo e parlamento, probabilmente questa confusione fa parte della loro cultura; in effetti nei paesi che loro amano il parlamento non esiste o non conta nulla.
2) Già ora il parlamento decide dei membri laici e lo fa direttamente, con la riforma lo fa indirettamente eleggendo a maggioranza qualificata una rosa da cui i laici saranno estratti. Con la riforma la politica fa semmai un passo indietro.
3) Attualmente i togati vengono eletti dai magistrati in base ad appartenenze politiche. Davvero questo sistema elimina le ingerenze della politica in magistratura? Poniamo che i “laici” eletti dal parlamento siano di colore politico simile a quello della maggioranza dei togati. Si formerebbe così nel CSM una maggioranza di un certo colore politico coinvolgente laici e togati. Questo sarebbe un sistema per ridurre il peso della politica in magistratura? Basta fare la domanda per avere la risposta. Del resto i fatti parlano chiaro, col sistema attuale esistono canali di comunicazione fra partiti e correnti della magistratura. Lo scandalo Palamara sta lì a dimostrarlo.
4) Il CSM NON E’, NON DEVE ESSERE un organo politico. I sostenitori del “no” continuano a considerarlo tale e discettano NON sul modo migliore per eliminare la politica dal CSM ma per evitare che una certa corrente politica sia più forte di un’altra. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore sono impegnati a far si che una certa corrente politica (chissà quale) possa conservare, grazie alla militanza dei suoi membri, la supremazia sulle altre. In ogni caso simili considerazioni sono del tutto estranee a una corretta logica istituzionale.
Basta così.