Sono d’accordo con quanti sostengono che dal punto di vista legale, stante l’attuale legislazione, Roggero è colpevole. La legittima difesa può essere invocata quando ci si trovi di fronte a una minaccia attuale e questo, lo hanno ripetuto in molti, non è il caso di Roggero.
Detto questo resta però, il problema teorico, filosofico se vogliamo, principale: sono giuste le attuali norme sulla legittima difesa? Giusto e legale non sono sinonimi. Se tutto ciò che è legale fosse anche giusto dovremmo definire “giuste” le leggi naziste di Norimberga, quelle che vietavano il matrimonio fra “ariani” ed ebrei, o le leggi razziali del 1938.
Non addentriamoci in discussioni storiche o filosofiche, torniamo all’oggi. Il problema attuale della legislazione sulla legittima difesa può essere riassunto in una domanda: si ha legittima difesa solo quando ci si difende da una aggressione rivolta contro la propria persona (o quelle dei propri cari) o si ha diritto di difendere legalmente anche la nostra proprietà?
Se vedo un tale che sta dando fuoco alla mia casa ho diritto di fermarlo o non devo farlo perché a essere in pericolo non è la mia persona ma ”solo” la mia casa?
Se un criminale dopo avermi rapinato fugge con la refurtiva ho diritto di inseguirle o non devo farlo perché la mia persona non corre ormai rischio alcuno?
Per qualcuno il problema neppure si pone: le persone, dicono, valgono più delle cose, quindi non ho diritto di torcere un capello a un mascalzone che mi sta sfasciando la macchina o dando fuoco alla casa. Davvero nobili questi personaggi! Per loro contano solo le persone, non le miserabili “COSE” (specie se sono degli altri…).
Però… però tanta “nobiltà” sembra un po’ assurda. In primo luogo ad anteporre le cose alle persone sono i criminali, i rapinatori, non chi difende il suo. Sono i rapinatori che minaccia armi alla mano le persone oneste, sono loro a essere disposti anche a uccidere pur di impossessarsi del vile denaro, sono loro a mettere a repentaglio la propria stessa esistenza pur di impossessarsi delle tanto detestate “cose”.
In secondo luogo non esiste alcuna contrapposizione assoluta fra persone e cose. Chi mi sottrae certe cose mi colpisce IN QUANTO PERSONA. Chi si introduce nel mio ambiente viola la mia intimità, chi mi sottrae i frutti del mio lavoro arreca un danno grave, a volte gravissimo, alla mia persona. Lo ho scritto in un altro post: se davvero esistesse una contrapposizione tanto grande fra cose e persone non si dovrebbe mandare in galera un rapinatore. Il nobile che disprezza le cose (possibilmente altrui) potrebbe dire che la libertà di una persona vale più dei soldi di cui questa si è impossessata rapinando. Dal suo punto di vista avrebbe ragione. Ma si tratterebbe di un punto di vista ridicolo, se non folle.
La vita umana è sacra, dicono in molti e io sono d’accordo con loro. La vita umana è sacra, ma non lo è sempre e comunque la vita di ognuno di noi, qualsiasi cosa facciamo. La vita di chi compie crimini perde molto, a volte tutto il suo valore. Proprio perché la vita umana è sacra ognuno di noi ha l’obbligo morale di rispettare la vita degli altri e rispettare la vita degli altri non vuol dire solo evitare di ucciderli, ma anche rispettare ciò che è loro. Se io punto una pistola alla tempia di Tizio e lo costringo a darmi ciò che è suo svalorizzo la vita di Tizia e in questo modo svalorizzo la mia stessa vita.
Per quanto ovvio, al fine di evitare polemiche asfissianti, aggiungo che le modalità della difesa, sia della persona che delle cose, vanno valutate caso per caso, nelle concrete situazioni. Nessuno sostiene che si ha diritto di sparare al bambino che entra in un altrui giardino per recuperare un pallone o a chi ci colpisce un altro con uno spintone.
E tanto basta.