venerdì 20 marzo 2026

GOEBBELS E IL NO

 

Joseph Goebbels era un criminale, ma anche un genio della propaganda. I suoi 11 principi sono davvero efficaci. In questa campagna elettorale sono stati seguiti con molto scrupolo da alcuni almeno dei propagandisti del n. Qui di seguito li enumero facendo seguire ognuno da un piccolo esempio di propaganda persuasiva messa in atto in questa orribile campagna elettorale.
Però Goebbels aveva un formidabile supporto per la sua propaganda: la violenza esercitata dalle SA prima e da tutto l’apparato repressivo dello stato totalitario nazista poi. Oggi non esiste nulla di simile, per fortuna, quindi le armi dei propagandisti sono in larga misura spuntate.
Domenica e lunedì vedremo se il popolo italiano è abbastanza maturo da rifiutare una propaganda che con il razionale dibattito democratico ha poco o nulla in comune.
1. Principio della semplificazione e del nemico unico
È necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
Giorgia meloni, la “nana pescivendola”
2. Principio del metodo del contagio
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
votano si i mafiosi, i collusi, gli indagati.
3. Principio della trasposizione
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
Prima spalancano le porte all’immigrazione clandestina, poi strillano che manca la sicurezza
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
Caso Del Mastro
5. Principio della volgarizzazione
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
Sono indagati e attaccano la magistratura
La Meloni non è laureata e pretende di riscrivere ciò che hanno stabilito i “padri costituenti”
6. Principio di orchestrazione
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
Vogliono mettere i magistrati al servizio dei politici corrotti
7. Principio del continuo rinnovamento
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
Votiamo NO contro la guerra, il caro benzina, la disoccupazione
8. Principio della verosimiglianza
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.
La Meloni vuole andare a Sanremo
9. Principio del silenziamento
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
Citate articoli della riforma che confermino ciò che voi dite… silenzio
10. Principio della trasfusione
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
Siete tutti ladri
11. Principio dell’unanimità
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.
Sondaggi taroccati o scelti e accostati fra loro in modo da dare una falsa sensazione di maggioranza.

mercoledì 18 marzo 2026

UNA CLASSIFICA

 

Così, un po’ sul serio, un po’ per gioco proviamo a fare la classifica dei leader del fronte del no.
Vediamo.
Il vero leader del fronte del “no”, il suo uomo di punta, non è un politico, è un magistrato in carica: il dottor Gratteri e questo la dice lunga sul contenuto della violentissima campagna elettorale dei nemici della riforma Nordio. Non mi stupirei se il dottor Gratteri fosse domani il leader dello schieramento di centro sinistra…
Altra punta di del fronte del “no” è Giuseppe Conte. Aggressivo, incurante di logica e verità, abilissimo nell’insultare, molto, molto meno nell’argomentare, ha condotto la campagna elettorale con in mente una idea fissa: diventare il leader dello schieramento di centro sinistra e proporsi di nuovo quale presidente del consiglio.
Vengono poi Bonelli e Fratoianni, il duo delle meraviglie. Sono stati i cuochi del mega minestrone. Ttttto va bene contro il SI: dal salario minimo alla guerra, dall’attacco alle forze dell’ordine alla difesa della legalità, dall’uso dell’immunità parlamentare per Ilaria Salis agli strilli contro la “casta”.
Solo nelle retrovie arriva Elly Schlein. Affannata, conscia che una parte del suo partito non è affatto contenta della deriva estremista che lei rappresenta. Preoccupata che qualcuno nel suo stesso partito vaglia rispedirla a casa.
Buon ultimo Matteo Renzi. Con incredibile faccia tosta è riuscito a non dire come voterà il 22 23 marzo. Il suo unico scopo: farsi accettare nel “campo largo”, a qualsiasi costo, anche al prezzo di contribuire alla bocciatura di una riforma che in fondo condivide. Un personaggio di infinito squallore, pronto a tutte le capriole pur di restare a galla.
Questi personaggi hanno un solo fine: bocciare la riforma Nordio per cercare di dare una spallata al governo, vincere le elezioni, possibilmente anticipate e governare il paese.
Vogliamo permettere o cercare di impedire che raggiungano il loro scopo?
Abbiamo davvero voglia di consegnare il paese a gente simile?
Basta fare la domanda per avere la risposta.
ANDIAMO A VOTARE E VOTIAMO SI

mercoledì 4 marzo 2026

UNA RISPOSTA

 

Uno dei pochissimi, forse l’unico argomento dei fautori del “no” che val la pena di prendere seriamente in considerazione suona, più o meno così:
Con la riforma i membri “laici” del CSM saranno estratti a sorte da una rosa votata dal parlamento. In questo modo avranno una forte colorazione politica. Quelli togati saranno invece estratti a sorte in maniera indifferenziata fra i magistrati. Avremo quindi dei “laici” politicamente qualificati contro dei togati non politicamente qualificati e questo porterà alla subordinazione della magistratura alla politica e al governo.
Cosa rispondere a un simile argomento?
1) I sostenitori del “no” continuano a confondere governo e parlamento, probabilmente questa confusione fa parte della loro cultura; in effetti nei paesi che loro amano il parlamento non esiste o non conta nulla.
2) Già ora il parlamento decide dei membri laici e lo fa direttamente, con la riforma lo fa indirettamente eleggendo a maggioranza qualificata una rosa da cui i laici saranno estratti. Con la riforma la politica fa semmai un passo indietro.
3) Attualmente i togati vengono eletti dai magistrati in base ad appartenenze politiche. Davvero questo sistema elimina le ingerenze della politica in magistratura? Poniamo che i “laici” eletti dal parlamento siano di colore politico simile a quello della maggioranza dei togati. Si formerebbe così nel CSM una maggioranza di un certo colore politico coinvolgente laici e togati. Questo sarebbe un sistema per ridurre il peso della politica in magistratura? Basta fare la domanda per avere la risposta. Del resto i fatti parlano chiaro, col sistema attuale esistono canali di comunicazione fra partiti e correnti della magistratura. Lo scandalo Palamara sta lì a dimostrarlo.
4) Il CSM NON E’, NON DEVE ESSERE un organo politico. I sostenitori del “no” continuano a considerarlo tale e discettano NON sul modo migliore per eliminare la politica dal CSM ma per evitare che una certa corrente politica sia più forte di un’altra. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore sono impegnati a far si che una certa corrente politica (chissà quale) possa conservare, grazie alla militanza dei suoi membri, la supremazia sulle altre. In ogni caso simili considerazioni sono del tutto estranee a una corretta logica istituzionale.
Basta così.

sabato 28 febbraio 2026

IL DIRITTO INTERNAZIONALE DEGLI IPOCRITI

 

Come era prevedibile un certo numero di esponenti politici occidentali hanno reagito all’attacco all’Iran e all’eliminazione di un tiranno sanguinario con strilli e lacrimuccie sulla “violazione del diritto internazionale”.
Sul concetto stesso di “diritto internazionale” ci sarebbe da discutere a lungo, ma… lasciamo perdere, do’ per scontato che ci sia e sia una cosa seria, mi limito a tre considerazioni.
1) L’Iran non riconosce Israele. Attenzione NON si tratta di un normale mancato riconoscimento diplomatico: l’Iran non si limita a non avere rapporti diplomatici con Israele, nega che questi abbia diritto di esistere. I teocrati iraniani non chiamano neppure Israele col suo nome, lo definiscono “entità sionista”, per la teocrazia iraniana Israele NON ESISTE in quanto stato. Se le cose stanno così, come può l’Iran sostenere che il diritto internazionale vincoli in qualche modo Israele? E’ possibile negare a uno stato il diritto di essere tale e pretendere nel contempo che questo non-sato sia vincolato dal diritto? E, dalla parte opposta, perché mai Israele dovrebbe rispettare uno stato che gli nega il diritto di esistere?
2) L’Iran è da moltissimo tempo fuori dal diritto internazionale. Organizza e arma gruppi terroristici impegnati in azioni contro Israele, gli USA, gli stessi paesi arabi che hanno rapporti non conflittuali con l’occidente. Hamas, Hezbollah, gli Houti sono tutti creazioni dell’Iran, è dell’Iran la responsabilità di continui episodi di terrore che insanguinano il medio oriente e non solo. Tanto basta a considerare l’Iran FUORI dal diritto internazionale.
3) Seguire il “diritto internazionale” vuol dire permettere che ognuno faccia in casa propria quello che vuole? In Iran esiste la “polizia morale” che imprigiona, stupra e a volte uccide giovani donne “ree” di non indossare correttamente il velo islamico. Nelle recenti manifestazioni popolari il regime iraniano ha massacrato migliaia di persone ree solo di aver protestato in piazza. Le cifre esatte non si conosceranno mai, ma le stesse fonti ufficiali parlano di oltre 3.000 morti, gli oppositori del regime affermano invece che i morti ammazzati sono oltre 30.000, il tutto non in anni di guerra ma in un mese circa di manifestazioni di piazza. Il diritto internazionale deve ignorare simili fatterelli? Se un mio vicino sta, in casa sua, stuprando e massacrando di botte una bambina io non devo intervenire perché obbligato a rispettare il diritto alla inviolabilità del domicilio?
Attendo risposte.

VOTIAMO SI

 

L’articolo 104 della Costituzione, nella attuale configurazione recita:
“La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (1).
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio (2).
Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento [65] o di un Consiglio regionale.”
La riforma oggetto del referendum lascia inalterati il primo e il secondo comma dell’articolo, modifica il terzo stabilendo che ci saranno due consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i PM. Entrambi saranno, come ora, composti per due terza da magistrati. Invece di essere eletti dai magistrati stessi i membri dei due CSM saranno estratti a sorte FRA MAGISTRATI.
Ora, si può legittimamente non essere d’accordo con la riforma, ma affermare che questa vuole mettere la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo è solo una volgarissima menzogna.
Con la riforma la magistratura resta “un ordine autonomo e indipendente”. Per renderla dipendente dall’esecutivo ci vorrebbe una NUOVA legge costituzionale che, val la pena di ricordarlo, dovrebbe essere approvata DUE VOLTE da camera e senato e sottoposta a referendum popolare.
Molti fautori del NO però affermano che se passa la riforma domani sarebbe possibile che il governo presentasse delle leggi che di fatto renderebbero meno autonoma la magistratura.
Come si vede siamo al corto circuito logico. Si chiede di bocciare la legga A perché domani chi ha proposto A potrebbe proporre B. Non si discute della legge oggetto di referendum ma di un’altra possibile legge che domani potrebbe essere imposta al paese dai cattivissimi partiti del centro destra. L’analisi della legge oggetto di referendum viene sostituita dai processi a presunte intenzioni, non si discute più del reale ma del possibile, del presunto, del “potrebbe essere”. Con pari logica qualcuno potrebbe dire che se vince il SI rischiamo un a invasione aliena…
E’ ora di tornare a un minimo di razionalità.
Andiamo a votare e votiamo SI

domenica 22 febbraio 2026

COSTITUZIONALISTI ALL'AMATRICIANA

 


Leggo che la signora Rosi Bindi ha affermato che i governi non hanno poteri costituenti e che le modifiche alla costituzione dovrebbero essere “chirurgiche” e fatte al solo scopo di rendere più efficace la Costituzione stessa.
Vediamo un po’. Che i governi non abbiano poteri costituenti è ovviamente vero, infatti MAI, nessun governo si è attribuito simili poteri. La attuale proposta di revisione costituzionale è stata apprpovata dal PARLAMENTO, NON DAL GOVERNO, ma ovviamente la signora Bindi, come moltissimi sostenitori del “no” ignora la differenza fra governo e parlamento.
Quanto al resto, cioè sulla portata solo “chirurgica delle modifiche costituzionale, vediamo cosa dice in proposito la Costituzione.

Articolo 138:
“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”
Articolo 139:
“ La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.”

Come si vede la Costituzione non spende una sola parola sul contenuto “chirurgico” o meno delle leggi di revisione costituzionale, né sugli argomenti oggetto delle stesse. L’unico limite che la Costituzione pone alle modifiche costituzionali è la forma repubblicana di governo.
Sulla base del dettato costituzionale si può quindi con fondata ragione affermare che a essere INCOSTITUZIONALE è la pretesa di impedire le modifiche costituzionali o di porre alle stesse limiti del tipo di quelli che propone la signora Rosi Bindi e con lei moltissimi sostenitori del “no” al referendum.
Del resto, val la pena di ripeterlo sino alla noia, sono già state apportate modifiche importanti alla Costituzione, ma su quelle i costituzionalisti all'amatriciana come la signora Bindi hanno a suo tempo preferito tacere.

giovedì 19 febbraio 2026

IDIOZIE STELLARI

 

Una delle più colossali idiozie che si leggono in rete in questi giorni è la seguente: con la separazione delle carriere il PM non sarà più tenuto a cercare prove a discarico dell’indagato. Se il PM diventa accusatore sarà interessato ad accusare non a cercare la verità.Incredibile, “ragionando” (si fa oper dire) in questo modo in tutto l’occidente i magistrati inquirenti, e con loro i poliziotti, non esaminerebbero gli elementi di prova a discarico di un sospettato, sarebbero una sorta di pazzoidi sguinzagliati ad accusare questo e quello , così, a casaccio e a senso unico. Il PM attuale cerca la verità, con carriere divise diventa pubblico accusatore e pensa solo all’accusa, non alla verità: questa idiozie viene scritta e detta, spesso e volentieri.Il magistrato inquirente compie le indagini, esamina tutti gli elementi a carico e a discarico che riguardano i vari sospettati, alla fine ritiene che un certo sospettato sia colpevole e si va a processo. Nel processo sostiene le tesi della pubblica accusa, difende il valore delle prove a carico e cerca di dimostrare che quelle a discarico sono poco consistenti. Un giudice terzo e imparziale alla fine emetterà il verdetto. Nei paesi in cui il giudice è davvero terzo rispetto ad accusa e difesa un pubblico accusatore che dovesse omettere di considerare le prove a discarico dell’imputato rischierebbe molto grosso, potrebbe venire radiato o finire a sua volta sul banco degli imputati. Questo nei paesi civili in cui accusa e difesa sono davvero sullo stesso piano. In Italia le cose stanno un po’ diversamente. Il magistrato che ha fatto condannate Tortora è stato poi promosso, sono rarissimi i casi di magistrati che pagano per errori commessi con colpa grave. Se vincerà il SI sarà creata la corte di giustizia e le cose probabilmente miglioreranno.In ogni caso, il livello di menzogne e mistificazioni che si leggono in rete in questi giorni è davvero deprimente.