sabato 28 febbraio 2026

VOTIAMO SI

 

L’articolo 104 della Costituzione, nella attuale configurazione recita:
“La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (1).
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio (2).
Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento [65] o di un Consiglio regionale.”
La riforma oggetto del referendum lascia inalterati il primo e il secondo comma dell’articolo, modifica il terzo stabilendo che ci saranno due consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i PM. Entrambi saranno, come ora, composti per due terza da magistrati. Invece di essere eletti dai magistrati stessi i membri dei due CSM saranno estratti a sorte FRA MAGISTRATI.
Ora, si può legittimamente non essere d’accordo con la riforma, ma affermare che questa vuole mettere la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo è solo una volgarissima menzogna.
Con la riforma la magistratura resta “un ordine autonomo e indipendente”. Per renderla dipendente dall’esecutivo ci vorrebbe una NUOVA legge costituzionale che, val la pena di ricordarlo, dovrebbe essere approvata DUE VOLTE da camera e senato e sottoposta a referendum popolare.
Molti fautori del NO però affermano che se passa la riforma domani sarebbe possibile che il governo presentasse delle leggi che di fatto renderebbero meno autonoma la magistratura.
Come si vede siamo al corto circuito logico. Si chiede di bocciare la legga A perché domani chi ha proposto A potrebbe proporre B. Non si discute della legge oggetto di referendum ma di un’altra possibile legge che domani potrebbe essere imposta al paese dai cattivissimi partiti del centro destra. L’analisi della legge oggetto di referendum viene sostituita dai processi a presunte intenzioni, non si discute più del reale ma del possibile, del presunto, del “potrebbe essere”. Con pari logica qualcuno potrebbe dire che se vince il SI rischiamo un a invasione aliena…
E’ ora di tornare a un minimo di razionalità.
Andiamo a votare e votiamo SI

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